
Soddisfazione.La sfortuna è la sorte avversa, la cattiva fortuna. Sebbene ci sia tuttora chi tenta di dimostrare con studi più o meno credibili, una sorta di legame tra gli eventi sfavorevoli della vita di una persona, le loro cause e le loro conseguenze, è un concetto non dimostrabile scientificamente, in quanto è relativo alla persona che valuta gli eventi in questione.
L'uomo, per sua natura, tende a voler ricreare un legame logico tra eventi di per sé ininfluenti e, a seconda del carattere più o meno pessimista, preferisce ricordare principalmente gli eventi favorevoli o sfavorevoli, tentando di associarli ad un particolare periodo dell'anno, ad un particolare luogo o ad una certa azione, nella speranza di poterli governare ed esorcizzare. Questo comportamento non è molto diverso dalle più comuni pratiche religiose, che proprio per questo motivo, vengono considerate dai non credenti una sorta di superstizione esasperata all'ennesima potenza.
La figura dello sfortunato è molto sfruttata nel cinema e nella letteratura, soprattutto di genere comico. Esempio dello sfortunato cronico sono il ragioniere Ugo Fantozzi, impersonato da Paolo Villaggio o Paperino. In queste opere, quando non viene esplicitato, come appunto nei due esempi citati, si tenta di instaurare nello spettatore/lettore il dubbio che la sfortuna sia una caratteristica intrinseca al personaggio e che sia contagiosa nei confronti di chi gli sta vicino, i cosiddetti "jettatori". Nonostante siano state date esaurienti spiegazioni sul perché alcuni eventi vengono considerati nefasti (v. paragrafo seguente), oggi le persone superstiziose sono ancora molte. Ancor di più sono le persone che, pur non proclamandosi superstiziose, preferiscono evitare certi comportamenti, sostenendo che in ogni caso sia meglio non sfidare la sorte (e quindi, di fatto, ammettendo di credere nella superstizione). La figura dello jettatore, nasce quasi per scherno e per gioco, ma spesso la situazione degenerea e la vittima di queste prese in giro può trovare serie difficoltà di integrazione, al punto di venire isolato - o di isolarsi volontariamente - dalla propria comunità, fino ad arrivare a gesti estremi, come il suicidio oppure la vendetta personale.
La figura classica dello "jettatore" è quella del titolare delle onoranze funebri, al punto che spesso chi ha questo lavoro, tende ad ironizzare su questo aspetto, considerandolo un effetto della sua professione. Soprattutto nei paesi più piccoli può, però, capitare che venga considerato jettatore un personaggio comune, che in passato possa aver subito delle disgrazie o che viva in maniera distaccata dal resto della comunità, creando attorno a sé un alone di mistero. Oppure può essere semplicemente per una presa in giro, nata anche solo per gioco, che però si diffonde tramite il passaparola e le cui vere motivazioni ben presto si perdono, mentre invece la gente crede sempre più fermamente che il personaggio in questione possa portare sfortuna.
Nel campo della musica italiana, vi sono due casi celebri, di cui uno ha avuto un tragico epilogo. Mia Martini, deceduta nel 1995, era stata bollata come jettatrice dai suoi colleghi e questo l'ha costretta ad un isolamento, non solo professionale, che l'ha portata alla depressione che l'ha consumata in pochi anni. Più recentemente, Marco Masini, per via delle sue canzoni con temi molto angoscianti e tristi, come droga, morte e solitudine, fu prima vittima di sfottò di numerosi ascoltatori, imitatori e anche colleghi; col tempo, queste battute, divennero sempre più insistenti, al punto che Masini fu considerato un personaggio nefasto, e per anni nessuno lo volle più invitare a cantare, soprattutto in tv, spingendolo quasi ad abbandonare la carriera. Ma la forza del cantante e la pubblica denuncia di questa vicenda (avvenuta durante un'ospitata di Adriano Celentano), durante la quale venne anche citato il caso di Mia Martini, riuscirono, almeno in parte, a cambiare la sua situazione. Questi due esempi mostrano che la superstizione è un retaggio culturale che continua ad esistere nonostante le scoperte scientifiche, tecniche e storiche e che non è solo riscontrabile negli ambienti culturalmente arretrati o nelle piccole comunità.
Probabilmente la "sfortuna" potrebbe anche essere considerata un particolare atteggiamento dei soggetti. Ovvero uno stato mentale e/o comportamenti quali, "valutazioni superficiali","scarsa attenzione" per l'ambiente circostante, "errata percezione" di fenomeni o un modus operandi inadeguato per una certa circostanza, tale da aumentare di molto la probabilità che un evento negativo si verifichi. Ad esempio, "passare sotto una scala" non porta sfortuna di per se, ma rispetto al passare lontano da essa, aumenta la possibilità che cada in testa allo "sfortunato" passante, qualche oggetto, specialmente se è distratto.

e pare che tutto vada bene.Più o meno.
Sono un pò il prototipo dell'individuo medio.
Primo post..cosa ci scrivo?
nulla,ma fa figo.